Biografia
Jean Thierry Ebogo
CenniBiografici
Jean Thierry Ebogo è nato il 4 febbraio 1982 a Bamenda, nel Nord-Ovest del Cameroun, secondogenito di Renè Bikoula e di Marie Thérèse Assengue Edoa, uniti in matrimonio religioso, cristiani convinti e ferventi.
Fin dalla più tenera infanzia egli manifesta il desiderio di diventare sacerdote. Lo attrae il candore della tonaca del missionario P. Eddy, che egli identifica con Gesù. Farsi prete per lui significa diventare Gesù. Al fratello Maurizio, un giorno confiderà. “Il prete aveva qualcosa di speciale in sé, era bello nella sua tonaca e la croce riposava piacevolmente sul suo cuore. Era la croce del Signore, era così bella, non per il materiale con cui era fatta, ma io la trovavo bella, molto bella e non so perché…”. All’età di 13 anni entra nel seminario minore di Guider. In seguito continuerà gli studi al liceo di Monate lé, fino ad ottenere la maturità scientifica. La scelta degli studi scientifici la giustifica col desiderio di poter essere di aiuto al suo popolo anche in campo sociale, senza rinunciare al suo primo ideale. Diversi episodi di questi anni rivelano infatti la determinazione di Jean Thierry di essere fedele alla chiamata di Dio. Raduna i coetanei ed improvvisa liturgie e piccole corali liturgiche. E’ attivo in parrocchia ed anima il gruppo vocazionale; è chierichetto e non si infastidisce per i contrattempi che gli causano i suoi impegni ecclesiali.
Per aiutare i suoi genitori, che faticano per accudire alla vita ordinaria e agli studi di tutta la piccola tribù familiare, si impegna in mille modi. Prepara ogni giorno 20 litri di succo di limone ghiacciato, come ghiaccioli, per venderlo al mercato. Ritorna a casa sotto il sole cocente del nord Cameroun con la gola riarsa, senza aver succhiato un solo ghiacciolo.
Di carattere socievole, allegro, ricco di humor, conquistava i coetanei, intelligente e sempre primo della classe, tiene ripetizioni per chi è meno dotato; brillante nel comporre piccoli poemi e nell’animare le feste è molto ammirato. Alla mamma che un giorno gli faceva osservare la sua preoccupazione nel vederlo attorniato e corteggiato da ragazze, prevenendo altre domande, troncò ogni sospetto dicendo. “So quello che pensi, ma ti posso assicurare che custodisco intatta la mia purità.
Ho pregato Gesù di darmi il dono della castità e non ho alcun dubbio che sarò esaudito… Voglio essere sacerdote e voglio arrivare puro al sacerdozio”. Davanti ad un’ingiusta classificazione scolastica, protesta presso il preside e non demorde se non quando la mamma gli fa nota-re che quella dell’ingiustizia è la via scelta volontariamente al momento della sua passione da Gesù, che lui vuole imitare per salvare i fratelli.
Dopo una breve esperienza presso gli Oblati di Maria Immacolata a Mokolo, non gli si riconosce una vocazione oblata e viene orientato altrove. Il 28 luglio 2003 entra nel Carmelo teresiano a Nkoabang. In questa famiglia religiosa, Jean Thierry scopre con gioia che questo è il luogo preparato per lui dal Signore per essere sacerdote e religioso. La vita di preghiera e la vita fraterna, lo studio, l’apostolato e il lavoro manuali, elementi essenziali del carisma teresiano, trovano in lui un postulante entusiasta, proteso verso la meta nella fedeltà quotidiana che il regolamento comunitario e l’obbedienza esigono.
Sempre impegnato
Movimenti diAzione Cattolica
Si dona con impegno nell’animazione dei movimenti di Azione Cattolica, che gli sono affidati nella parrocchia dei Santi Gioacchino ed Anna, retta dai padri Carmelitani scalzi di Nkoabang, facendovi rifiorire il gruppo dei giovani liceali e il gruppo liturgico.
Il 29 giugno 2004 è ammesso al Noviziato e destinato a partire con altri due compagni per il Burchina Faso. Ma qualche settimana più tardi, un tumore si manifesta improvvisamente al ginocchio destro compromettendo la partenza per il Noviziato. Cominciano le cure e la sua via dolorosa di ospedale in ospedale.
All’ospedale generale di Yaundé il 18 novembre subisce l’amputazione della gamba destra che egli, come scriverà in una delle sue bellissime poesie, accetta con gioia per contribuire col suo sacrificio alla nascita di nuove vocazioni religiose e sacerdotali per il Carmelo, e per l’intera Chiesa. Consola P. Giorgio Peruzzotti, priore del convento di formazione e sua guida spirituale, affermando che “in fin dei conti il Signore gli chiede solo il dono di una gamba che ormai non serve più”.
È di qualche tempo prima la stesura di un piccolo, stupendo poemetto in cui Jean Thierry dialoga con la Sapienza e la sceglie come fidanzata. Lo scritto siconclude con queste parole che Jean Thierry mette in bocca alla Sapienza, identificata col Verbo di Dio, e che danno a noi la misura alta della sua offerta totale alla volontà del Padre. “Solo mio Padre fa tutto, e tutto è bene. Tu non hai bisogno di penetrare nei suoi pensieri: sii come il bambino nelle braccia di sua madre. Egli non si preoccupa di nulla, va dove sua madre lo porta, si occupa di prendere il suo latte al momento stabilito e non chiede se ne resta ancora per domani”.
In ospedale
MisticoCarmelo
La camera d’ospedale si è trasformata in tempio, in mistico Carmelo. Centinaia di persone, soprattutto di giovani, di sacerdoti e religiosi, ammalati, amici sono attratti dalla serenità e dalla gioia di questo ammalato che nasconde a tutti le sue sofferenze e che si preoccupa sempre e solo degli altri.
Il bambino che voleva la tonaca bianca per diventare Gesù, ora, rivestito dalla bianca cappa del Carmelo, si consegna in olocausto all’Amore e alla volontà del Padre “per la provincia religiosa, per le vocazioni, religiose e sacerdotali particolarmente per il Carmelo, per la santificazione dei sacerdoti”.
Nel cuore un ultimo desiderio, più volte espresso a P. Giorgio: “Vorrei guarire solo per essere sacerdote. Mi porterete in chiesa sulla carrozzina e io vi resterò tutto il giorno per far compagnia a Gesù e per amministrare il sacramento del perdono. A sera, verrete a prendermi…”.
Le sue ultime parole
MammaAnna
Le sue ultime parole le rivolge ad un’amica carissima, che lui chiama “mamma Anna”, qualche ora prima di entrare in coma, indicando l’immagine di Gesù Misericordioso sulla parete di fronte: “Come è bello Gesù”. Rivestito dell’abito del Carmelo, la cappa bianca, che avvolge il suo corpo come una carezza di pace dopo tanto soffrire, riporta alla memoria la visione dell’Apocalisse: “Costoro sono quelli che, avvolti in candide vesti, sono giunti dalla grande tribolazione e hanno lavato queste vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (cfr. 7,14).
Le nozze con la Sapienza si erano consumate. Identificato con Gesù, e Gesù crocifisso, ora Jean Thierry poteva iniziare la sua missione sulla terra. “Io non farò come Teresa di Gesù Bambino che ha promesso una pioggia di rose dal cielo, no, io dal mio cielo farò piovere un diluvio di vocazioni”.
I suoi funerali a Legnano(MI) l’11 gennaio 2006 hanno visto tutti i suoi fratelli carmelitani e un’immensa folla di amici stringersi attorno a lui, ma soprattutto nella sua terra camerunese sono stati segnati dalla gioia e dal trionfo. All’arrivo all’aeroporto di Yaundé una grande folla di famigliari ed amici lo ha accolto e portato in trionfo, mentre poi per due giorni, centinaia e centinaia di persone lo hanno accompagnato dalla parrocchia di NKoabang al convento scolasticato di Nkolbisson (Yaundé).
Ora il suo corpo in attesa della risurrezione riposa nel giardino del convento scolasticato “Edith Stein” di Nkolbisson. La sua tomba, sempre fiorita e illuminata di ceri, vede radunarsi la comunità carmelitana ogni sabato sera per la recita del S. Rosario e il canto della Salve Regina. Numerosi sono i gruppi di amici e non che vengono a questa tomba, soprattutto giovani, attratti dalla sua testimonianza di vita e di fede.
Fr. Jean Thierry di Gesù Bambino e della Passione si rivela sempre più dono di Dio per il Carmelo e per la Chiesa d’Africa e, perché no?, secondo il suo immenso desiderio, per la Chiesa tutta e per il modo intero.
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